Romanzo: Da sogno a realta'capitolo 1Primi convenevoli....Appena mi ha aperto la porta e finalmente l’ho vista dal vero, mi sono sentito una nullità, era una figura idilliaca, vi assicuro che le bellissime immagini che raffigurano FetishDea nel suo sito non rendono la realtà. Sono entrato e mi sono inginocchiato subito, dal basso osservavo con ammirazione. Lei inizialmente non disse nulla, ma il sorriso sarcastico sulla bocca lasciava intendere il giudizio che si era fatta su di me. Lasciò cadere una confezione di collant per donna sul pavimento e con tono sprezzante mi disse: “Spogliati e indossa questi che tra poco arrivano le mie amiche per cena, ti concedo 2 minuti”. Fatto quanto da lei richiesto, mi sono presentato in cucina, lei mi guarda, sorride e disse: “Sara bene che ti metti subito un rifiuto, altrimenti le mie amiche penseranno che sei un cesso e non un cestino umano per l’immondizia”, così prese dalla mensola una banana, la sbucciò e mi ordinò di mettermela e stringerla tra le natiche. In realtà penso che fece questo per farmi capire subito chi domina e chi è sottomesso. Di fatto raggiunse molto efficacemente il suo scopo, infatti la presenza di quel frutto di forma fallica che sentivo in ogni movimento che facevo, rimarcava nella mia mente il chiaro significato simbolico che si attribuisce ad una banana tra le chiappe, significato che si ripercuoteva nella mia personalità, già a lei sottomessa, ampliando in me il desiderio di essere schiavo dei suoi desideri. Poi mi fece mettere un collare da cane al collo, mentre alle caviglie mi applicò uno di quegli strumenti di cui non conosco il nome, ma che consiste in una barra metallica con due anelli alle estremità (nei quali vengono chiuse le caviglie) il quale mi obbligava in una posizione a gambe allargate, posizione che manterrò durante tutta la mia permanenza in quella casa. Infine con un laccio di pelle nera fissò il collare alla barra metallica e chiuse il tutto con dei lucchetti. In queste condizioni, per la ridotta lunghezza del laccio di pelle, potevo stare a quattro zampe o al massimo in ginocchio, mi era impossibile alzarmi in piedi. Suonò il campanello, erano le sue amiche. Prima di aprire la porta mi ordinò, di mettermi in un angolo (come tutti i cestini della pattumiera) su quattro zampe e di tenere il culo alto e in fuori e la banana bene in mostra, al fine di rendere di immediata comprensione la mia utilità. Mi disse anche, se non richiesto, di non girarmi per guardare, e aggiunse con tono divertito: “I cestino dell’immondizia non si muovono!!”. Apriì la porta, io non vedevo nulla di quanto accadeva nella stanza, ma potevo sentire tutto. I saluti, i ringraziamenti per i presenti degli ospiti, e... non tardarono ad arrivare.... all’inizio erano delle risatine trattenute, ma in pochissimi secondi divennero delle vere risate senza ritegno accompagnate da commenti ridicoli riferiti alla mia persona del tipo: “… i collant e la banana lo rendono quasi carino, se non fosse per il resto me lo scoperei…”, in seguito a commenti del genere scoppiavano tutte dal ridere. Mi sentivo umiliato e ridicolo, ma nel contempo sentivo quelle voci così sensuali ed eccitanti che avrei voluto che non smettessero mai di schernirmi. Sentivo dei passi che lentamente si avvicinavano a me, sul muro bianco intravedevo proiettata un ombra le cui forme dovevano per forza appartenere ad una donna stupenda e di gran classe. Il rumore dei passi si avvicinava, l’ombra con movimenti sinuosi e sensuali si ingrandiva di fronte ai miei occhi rendendomi sempre più piccolo e misero al suo cospetto. Col fermarsi dei passi regnò un silenzio che mi metteva a disagio, infatti il silenzio obbliga a pensare, e loro sadiche e vogliose di divertirsi questo lo sapevano bene. Lei era dietro di me! Io pensavo.... pensavo che una bellissima donna mi stava guardando, pensavo e raffiguravo nella mia mente l’immagine che appariva ai suo occhi, infatti ai suoi piedi vi era un ridicolo uomo in ginocchio, che indossava dei collant da donna e teneva il culo alto per evidenziare la presenza di una banana tra le natiche, esaltando così la propria fierezza di essere un essere inferiore, un oggetto umano, un cestino per la pattumiera!! Come mai si era avvicinata a me!? I secondi passavano lenti, le gambe incominciarono a tremarmi, desideravo fortemente che qualsiasi cosa accadesse piuttosto che rimanere in quella attesa.... quando ad un tratto lei disse: “Dove bisogna mettere il piede per aprire questa pattumiera?”, cosi sentii uno stivale entrarmi tra le gambe divaricate e la sua punta incominciò ad accarezzare i miei testicoli, era umiliante ma bello… come ordinatomi rimasi fermo. “Così non sia apre!” esclamo divertita, e cominciò a darmi dei deboli calcetti ai testicoli. Lady Fetish Dea mi aveva ordinato di stare fermo e stringendo i denti obbedii ancora; “Nemmeno così si apre!” e rivolgendosi alle altre disse “Fatemi pensare un altro modo...” passarono un dieci secondi quando sentii la punta dello stivale insinuarsi nelle mie natiche in prossimità dell’ano, sentivo la banana che si spappolava, stressi i denti più che potevo e rimasi ancora fermo mentre dietro di me il tono delle risate aumentava e la punta dello stivale proseguiva. La voce pur rimanendo estremamente sensuale si fece decisa: “Nemmeno così si apre, ma questa volta!...”. Cosa mi aspettava ora?... ...A cosa stava pensando la donna che mi era alle spalle? Lei era sadica, aveva capito che stavo fremendo e lasciò passare una decina di secondi tenendomi col fiato sospeso… quando… ad un tratto invece della punta.... sentii il più insidioso tacco degli stivali entrarmi ancora tra le natiche e lo sentivo muoversi in ogni direzione, strinsi forte i denti, ma lei aumentava sempre di più la pressione fino a che mi resi conto che il tacco da li a un istante mi avrebbe penetrato, a questo punto feci uno scatto e mi mossi. Tutte scoppiarono a ridere ed io rimasi li legato nell’angolo con le gambe divaricate, la testa bassa e la banana spappolata nel culo… ma la cosa magica è che ancora una volta le loro voci, le loro risate, i loro commenti sadici, le movenze di quella incantevole ombra proiettata sul muro, i loro profumi esotici rendevano estremamente piacevole quella umiliazione appena subita. Una delle ragazze disse alla donna che mi stava dietro “...guarda hai lo stivale sporco di banana”, non feci nemmeno in tempo a realizzare l’accaduto che fui colpito un potente calcio nel culo: “ Verme schifoso, mi hai insudiciato gli stivali, girati e fammeli brillare subito con la lingua” Obbedii subito, nel girarmi pensai di alzare furtivamente lo sguardo e in un attimo catturare nella mia mente l’immagine di quella ragazza … ma alla sua visione rimasi immobile e ipnotizzato con lo sguardo da ebete e totalmente catturato dalla bellezza di quella Venere, i miei occhi erano sollevati ed incollati a quel corpo statuario, una degna amica della padrona di casa. Le sue lunghe e perfette gambe vestivano con delle calze a rete bianche, una mini gonna aderente, in pelle marrone chiaro, esaltava le sue irresistibili curve, i suoi lunghi capelli neri scendevano come una cascata sulle spalle fino a sfiorare il seno. Lei mi guardava come se volesse dirmi che era consapevole delle sensazioni di inferiorità che si agitavano dentro me. Io di fronte a quella bellezza ero piccolo come un insetto, il senso di impotenza mi aveva invaso e l’amor proprio azzerato, non potevo scappare, sia perché ero fisicamente legato, ma soprattutto perché anche la mia mente era ormai piacevolmente legata alla volontà di quelle sacerdotesse di Venere. Loro come le Moire dell’Olimpo avrebbero tessuto il mio destino di loro felice schiavo. A un tratto la donna che avevo di fronte con una mano mi prese delicatamente il mento, mi guardo negli occhi con uno sguardo quasi di pietà, che per un attimo mi diede confortò, mi fece sentire compreso, ma subito mi resi conto che le sue labbra accennarono ad un sorriso sarcastico e disse: “Piccolo e ridicolo servo, ti sei dimenticato degli stivali??...Leccali!!”... così portò lo stivale sporco avanti verso me, si tiro i capelli dietro le spalle facendoli volteare nell’aria, appoggiò le mani sulla vita e abbassò lo sguardo fissandomi sorridente con aria di chi voleva godersi la scena. La mia bocca cadde umilmente sui suoi piedi ed iniziai a leccare quello stivale, come un cagnolino che arruffianandosi cerca il perdono. FetishDea, che insieme alle altre osservava divertita, annunciò che l’aperitivo era pronto, così vidi allontanarsi lo stivale che leccavo e adoravo umilmente.... rimasi fermo pensando di avere finito, ma la donna con aria seccata si girò e disse:
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